Lettera a un purista, Sylvia Plath

Quel colosso grandioso
piantato a gambe larghe sopra
l’invidioso assalto del mare
(che si sforzava, onda dopo onda,
marea dopo marea,
senza tregua, di annientarlo),
non regge al tuo confronto,
amore mio,

mio grande idiota, che
con un piede
intrappolato (per dir così) nella lordura
di pelle e osso,
tentenni l’altro spingendolo lontano
nelle province assurde dello spericolato
abitator delle nuvole,
a bocca aperta davanti all’impeccabile luna.

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