Fauno, Sylvia Plath

Faunesco nei lombi, bubolò
da un folto di barbagli lunari e gelo di palude
finché tutti i gufi dell’irta selva
vennero con un nero batter d’ali
a meditare sul richiamo di quest’uomo.

Non un suono, se non di una folaga ebbra
che barcollava verso il nido lungo il fiume.
C’erano stelle sospese in fondo all’acqua
e una fila di doppi occhi stellati illuminava
i rami dove posavano quei gufi.

Un’arena di occhi gialli
osservò l’uomo che mutava forma.
Vide il piede farsi ungulato, e spuntare
corna di capro. Vide un dio che si levava
e galoppava verso il bosco in quella guisa.

Share this Post

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*