Donne Gravide, Sylvia Plath

Irrefutabili, meravigliosamente compiaciute
come Venere, issata sul piedistallo di una mezza conchiglia,
ammantata di capelli biondi e del salso
velo di una brezza marina, le donne
si accomodano nei loro vestiti a campana.
Su ciascun ventre pesante la faccia
galleggia calma come una luna o una nube.

Sorridendo fra sé, meditano
devotamente, come il bulbo olandese
che va formando i suoi venti petali.
L’oscurità cova ancora il suo segreto.
Sulla collina verde, sotto gli spini,
tendono l’orecchio al millennio,
al bussare del piccolo cuore nuovo.

Sono attorniate da neonati dai culetti rosa.
Aggomitolando la lana o con le mani in mano,
incedono fra gli archetipi.
Il crepuscolo le incappuccia di un azzurro-Madonna
mentre in lontananza l’asse dell’inverno
gira e gira, sempre più vicino, con la paglia,
la stella, i grigi uomini saggi.

26 febbraio 1961

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